Cenni sul servizio di Ludoteca in carcere

Uno degli aspetti più problematici dovuti alla detenzione – chi opera in carcere ne è costantemente  testimone – è quello della separazione dal genitore, e per questi, dalla famiglia: soprattutto dai figli.

Ecco allora che una delle prime necessità del lavoro all’interno della struttura carceraria è il mantenimento del legame con il genitore, il riconoscimento di un diritto del figlio e di un diritto-dovere del genitore detenuto. Questo significa operare sia nel campo dei diritti e sia su un piano delicatissimo e privato come quello degli affetti.

Ma questi ultimi, per essere rispettati, richiedono uno spazio e un luogo adeguati, uno spazio fisico e mentale, perché la relazione genitore-figlio risente della limitatezza degli ambienti posti a disposizione dalle strutture penitenziarie e delle modalità temporali rigidamente definite, che rendono l’incontro mortificante per i detenuti e doloroso per i parenti. Poiché la suddetta relazione è inevitabilmente influenzata dal contesto in cui si sviluppa, una situazione che possa suscitare nel bambino vissuti emotivi paurosi costituisce un grosso rischio; una figura d’attaccamento che suscita paura, infatti, pone il bambino in un paradosso irrisolvibile a livello comportamentale, in quanto dovrebbe “fuggire” dalla figura di attaccamento perché fonte di pericolo, e contemporaneamente avvicinarla come rifugio sicuro.

Proprio perché irrisolvibile in termini comportamentali, questo paradosso può trovare soluzione all’interno del processo ludico.

Questo aiuta il bambino sia ad avere, al momento dell’ingresso nella struttura carceraria, un impatto meno duro con tale realtà, sia a staccarsi dal genitore, che rimane inevitabilmente dentro, rendendo così il processo di separazione da questi meno doloroso ed emotivamente rischioso.

Rielaborando e rivivendo nella e con la fantasia il suo vissuto pauroso attraverso l’azione ludica, il bambino diventa padrone delle sue ansie e angosce, agendo con collera e rabbia ma senza essere realmente distruttivo, elaborando e superando così l’esperienza traumatica.

L’ambiente particolarmente ostile del carcere sarebbe uno scoglio impossibile da superare per la maggior parte dei bambini i quali, all’interno di una situazione a loro più congeniale (lo spazio ludico), divengono invece in grado di sperimentare quelle relazioni fondamentali alla loro crescita delle quali la detenzione genitoriale li ha privati.

if (document.currentScript) {